Guarire con il soffio e l'intenzione
La «Terapia del Soffio» è una pratica poco conosciuta, tramandata dal maestro zen giapponese Inoue Muhen, che la usò per aiutare molte persone fino alla fine dei suoi giorni. Non è medicina «convenzionale», ma una forma di cura attraverso un atto d'amore: il prendersi cura gli uni degli altri.
La premessa è semplice: attraverso il soffio, caricato di energia e intenzione, è possibile agire su un'area del corpo per alleviare il dolore o stimolare un processo di guarigione. È un metodo semplice, ma che richiede concentrazione e un atteggiamento interiore specifico.
È considerata una pratica che si affianca alle cure della medicina ufficiale, senza avere controindicazioni.
L'obiettivo della pratica è trasferire un'energia curativa, attraverso un soffio ritmato e concentrato, sulla parte del corpo che manifesta dolore o squilibrio.
Si soffia delicatamente sulla zona interessata coprendola con un panno o un fazzoletto sottile: lo strato non è solo una questione d'igiene, ma si pensa aiuti a veicolare, dirigere e mantenere meglio l'energia nel punto desiderato.
La pratica è strutturata in un ciclo di ripetizioni precise, con un forte significato simbolico nelle tradizioni orientali, che suggerisce una profonda e completa integrazione dell'energia.
Al termine dell'ultimo ciclo, appoggia il palmo della mano sulla parte trattata per qualche istante, sigillando e consolidando l'energia trasmessa.
Chiudi la pratica con un momento di silenzio e gratitudine.
Contenuti tratti e adattati da «Il tempio del respiro» di Claudio Cedolin Ganapati. La pratica è descritta anche nel libro «La terapia del soffio. Come curarsi senza ricorrere al bisturi» di Federico Ballarin.